Diario di Una Volta 2016 – Un pomeriggio brasiliano, ma non troppo e un gregario diventato campione

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a sinistra Joaquim Gomes, direttore della Volta a Portugal. A destra Rui Vinhas con il trofeo portoghese dopo la vittoria finale – foto di Luca Onesti

Setúbal, 6 agosto 2016

Oggi siamo a Setúbal, a seguire la penultima tappa della Volta 2016. È inusuale, negli ultimi anni, che la Volta a Portugal (il più importante giro ciclistico a tappe portoghese) raggiunga queste latitudini a sud: la regione dell’Alentejo torna ad essere toccata dal giro ciclistico dopo 8 anni, mentre Setúbal, che quest’anno è anche Città Europea dello Sport 2016, ha dovuto aspettare 45 anni per rivedere un arrivo di tappa, era dal ’71 infatti che la Volta non arrivava qui.

In questa città situata sulla foce del fiume Sado, a pochi passi dal mare calmo e riparato della Costa da Arrábida, abbiamo pranzato con alcune delle specialità locali, il choco frito (il calamaro fritto) e un piatto di lamejinhas, delle vongole tipiche di questa zona e poi siamo venuti direttamente nella sala stampa allestita vicino all’arrivo. Oggi è il penultimo giorno di Volta e noi siamo tornati nella carovana dopo qualche giorno di assenza. La schermo acceso mostra le immagini della prova ciclistica delle olimpiadi di Rio, e l’attenzione dei giornalisti, piuttosto che sulla prova di oggi, si è spostata in Brasile. Piuttosto che di Gustavo Veloso e Rui Vinhas si parla dei nazionali portoghesi Nelson Oliveira e Rui Costa.

Alcuni giorni fa siamo stati alla tappa “rainha” (regina) con arrivo Guarda, quella che ha visto per due volte la scalata ad Alto da Torre, ma non ha portato grandi novità in classifica generale. Joni Brandão quel giorno è stato l’unico a trovare il coraggio per provarci, nonostante la distanza dell’ultima salita dall’arrivo, ma la squadra che sta dominando anche quest’anno il giro portoghese, la W52 – Fc Porto è riuscita a neutralizzare il suo attacco e Gustavo Veloso ha bissato il successo di Nossa Senhora da Graça, mettendo la propria firma anche sulla seconda delle tappe più belle e più dure di questa edizione della Volta.

Se siamo mancati nei giorni successivi è stato perché il nostro editore, Tuga Edizioni, ci ha inviato le prime sei copie del nostro libro C’era una Volta in Portogallo, e quindi siamo tornati a Lisbona per prendere i libri e portarli con noi oggi: una copia l’abbiamo data ai colleghi dell’ufficio stampa e una al giornalista del giornale A Bola, António Barroso, che parla italiano e di cui apprezziamo i pezzi di ciclismo e soprattutto “di colore” sulla Volta.

Ma veniamo alla cronaca giornaliera: la vittoria di tappa di oggi, la seconda in questa edizione della Volta, è andata a Daniel Mestre della Efapel, che ha superato Alejandro Marque della LA Aluminios – Antarte, il galiziano vincitore della Volta del 2013 e l’italiano Alessio Taliani, della Androni Giocattoli – Sidermec, la squadra di Gianni Savio che aveva già raccolto una vittoria nella tappa di Braga con Francesco Gavazzi e diversi piazzamenti nei giorni successivi, accreditandosi come la squadra più temuta negli arrivi allo sprint.

Il caldo di oggi a Setúbal è soffocante, non ricordiamo, delle quattro edizioni che abbiamo seguito, una Volta così calda. “Sembra di stare in Brasile!” scherzava poco fa António Barroso, a cui abbiamo raccontato che in un capitolo del libro si parla anche di lui e di quando lo abbiamo conosciuto a Braga. E a proposito di Brasile, dopo la premiazione andiamo tutti a seguire, in sala stampa, l’arrivo della prova olimpica di Rio. Nibali è in fuga e noi già pregustiamo la soddisfazione di una medaglia per il ciclismo italiano, ma “lo Squalo” cade e si frattura la clavicola.Poco prima di Nibali è caduto anche il portoghese Nelson Oliveira, e Rui Costa è in un gruppetto di inseguitori lontano dalla zona medaglie; la vittoria va all’olandese Van Avermaet e in sala stampa si respira un po’ di delusione.

Torniamo alla Volta, torniamo in Portogallo: di brasiliano oggi qui rimane solo il caldo.

Rui Vinhas piange appena termina la cronometro – foto di Luca Onesti

 

Lisbona, 7 agosto 2016

Stamattina, ultimo giorno di corsa, la Volta non era ancora decisa, si attendevano i determinanti 32 km a cronometro dell’ultima tappa, da Vila Franca de Xira a Lisbona, con l’arrivo proprio sotto l’arco che da Rua Augusta si apre su Praça do Comercio. Chiuso era invece il conto tra le squadre che partecipano alla competizione: molto difficilmente un altro corridore avrebbe potuto inserirsi nella sfida a due interna alla W52 – Fc Porto tra il “camisola amarela”(maglia gialla) Rui Vinhas, primo in classifica generale, e Gustavo Veloso, vincitore delle ultime due edizioni della Volta e grande favorito di oggi per le sue doti di cronoman.

Gustavo Veloso, appunto, che quest’anno è apparso più forte e più sicuro che mai: si è visto sfuggire il cronoprologo per una foratura ma ha vinto le due tappe più dure della corsa, leader della classifica a punti e di quella combinata, con ancora 32 km di cronometro nell’ultima tappa fatti quasi su misura per lui. Chi avrebbe scommesso che nell’ultima tappa ci fosse stato qualcuno che avrebbe discusso fino all’ultimo chilometro con lui la vittoria finale?

Il fatto è stato che la W52 – Fc Porto quest’anno era superiore alla altre squadre, anzi lo era persino troppo. Avere per gregario un ciclista che la Volta l’ha già vinta nel 2011, Ricardo Mestre, ad esempio, o un corridore come António Carvalho, o il giovane Rafael Reis, o il più esperto Raúl Alarcón, mette subito in chiaro quali sono stati i valori in campo. Oltre a quella atletica, che è stata decisiva nell’inseguimento a Joni Brandão nella tappa con l’arrivo a Guarda, la superiorità della squadra portista si è poi palesata anche sotto il profilo tattico. Nella terza tappa con finale a Macedo de Cavaleiros, sarebbe toccato alle altre squadre portoghesi con ambizioni di classifica organizzare l’inseguimento alla fuga, ma l’Efapel, la La Aluminium Antarte, lo Sporting Tavira e la Rádio Popular – Boavista non sono riuscite a ridurre significativamente il distacco, tanto che il gregario Rui Vinhas della W52 – Fc Porto, il corridore con il tempo migliore in classifica tra quelli in fuga, si è trovato in maglia gialla, e con un significativo margine di vantaggio sul secondo.

Tutto bene per la squadra, che si è trovata con una ulteriore carta vincente in mano – come se già non ne avesse una! –, meno bene per Gustavo Veloso, al quale sarà pur balenato nella mente che se non avesse avuto la sfortuna di quella foratura durante i 3,6 km di cronoprologo, avrebbe vestito sin da subito la maglia gialla e avrebbe avuto anche la squadra al suo completo servizio, senza che a nessuno fosse potuto venire in mente di entrare nelle fughe e di scompaginare un giro in cassaforte sin dalle prime pedalate. Sarebbe stato il giro dei record, per il galiziano, la tripletta di vittorie consecutive infatti è un’impresa riuscita solo a due grandi campioni del passato: Joaquim Agostinho e David Blanco, che di Volta a Portugal ne ha vinte cinque, ma solo tre consecutivamente.

Pur secondo in classifica, Veloso oggi è partito per terzultimo invece che per penultimo, per evitare che si pianificasse una strategia di squadra in una frazione che dev’essere in tutto e per tutto individuale. All’arrivo però ha ridotto significativamente il distacco con il corridore davanti a lui, Daniel Silva della Rádio Popular – Boavista e il cronometro ha fatto segnare il miglior tempo. Rimaneva da aspettare solo l’arrivo di Vinhas, con gli occhi attenti al cronometro e la mente a quei 2 minuti e 25 secondi che il portoghese aveva di vantaggio in classifica generale. Il galiziano, quindi, tagliato il traguardo, ha girato la sua bici e ha aspettato l’arrivo del compagno di squadra.

Rui Vinhas, 29 anni, di Sobrado, invece sapeva già che quegli ultimi chilometri lo stavano portando dove mai avrebbe pensato di arrivare: oggi ha corso la cronometro della sua vita, spinto dai tifosi, e con la maglia “amarela” a moltiplicare le sue forze, tagliato il traguardo è andato dritto ad abbracciare il compagno di squadra, poi ha realizzato che la Volta è finita e lui l’ha vinta, e si è abbassato a piangere piegato sul manubrio tra i mille scatti dei fotografi. La favola del gregario che per un caso fortuito vince la corsa che sognava fin da quando ha iniziato a correre si è realizzata oggi a Lisbona. Che per un epilogo così imprevedibile sia risultata decisiva la mancanza di accordo delle squadre nell’inseguimento durante la fuga di Macedo de Cavaleiros, che forse la foratura di Veloso nel prologo abbia finito per cambiare la dinamica di tutta la Volta, non tolgono nulla al merito del portoghese, alla tenacia della sua difesa iniziata sulle rampe di Nossa Senhora da Graça, portata avanti sui due passaggi in quota alla Serra de Estrela, quando in molti prevedevano un suo crollo, fino ad arrivare qui, percorsi 1600 km di strada nella più calda tra le corse a tappe europee (l’agosto portoghese ha in media 10 gradi in più del luglio del Tour de France, ad esempio).

Se non è mancata qualche polemica per la decisione del direttore sportivo della W52 – Fc Porto, Nuno Ribeiro di seguire in ammiraglia Veloso piuttosto che la maglia gialla, la vittoria di Rui Vinhas ha finito per creare un calore diverso nel pubblico portoghese, che negli ultimi anni avevano nondimeno imparato ad affezionarsi al campione galiziano Gustavo Veloso, lungo tutto il giro molto applaudito e ammirato. Una vittoria portoghese, però, nell’anno in cui la nazionale di calcio ha vinto i campionati europei, ha il sapore di sfatare una consuetudine che negli ultimi anni è stata sfavorevole: dal 2000 in poi la classifica generale aveva visto solo 3 vittorie portoghesi (ora 4) a fronte delle 13 straniere, 10 delle quali spagnole.

Questo articolo è stato pubblicato originariamente su Il Becco, qui

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