In Camper da Barcellona a Mondim de Basto – sintesi dei primi 5 giorni di missione del Camper

L’avventura è iniziata gia da qualche giorno, ma i giorni iniziali sono stati differenti per i protagonisti di questa Volta.
Io, Maurizio (giornalista e pilota del Camper), in principio posso solo descrivere i miei.

1 – Civitavecchia – Barcellona.
Parte il Camper

Sarò rapido. Il Camper (che sarà sempre in maiuscolo eccetto refusi, in quanto protagonista anche lui di questa avventura) parte in perfette condizioni dopo 15 giorni di cure meticolose. Funziona tutto. Eccezion fatta magari per i fari anabbaglianti…che a volte faticano ad accendersi.

In ogni caso, verso le 21 di giovedì 3 agosto il Camper parte da Anguillara e in poco tempo raggiungiamo (io e lui) Civitavecchia. Imbarco sulla Grimaldi e rotta verso Barcellona.
Il viaggio è noioso e si dorme malissimo: mi ritrovo nella sala denominata “Smaila’s”, con musica da pianobar e aria condizionata freddissima. Il sonno cede il passo a voglia di leggere (per far tornare il sonno) e in poco tempo si fanno le 6 di mattina. Dopo una rapidissima colazione esco al sole e mi prenoto un lettino dove finalmente riesco a dormire. Alle 12 passate mi alzo bello rosolato, mangio, una birretta, e decido di tornare in quella cella frigorifera della sala Smaila’s. La mossa si rivela azzeccatissima, perchè il freddo non mi fa sentire la scottatura il cui effetto fiaccamento, tuttavia, sommandosi alla stanchezza accumulata la notte mi permette di dormire benissimo.
Si arriva a Barcellona verso le 20, ma lo sbarco è un delirio di traffico. Cosi io e il camper raggiungiamo Montjuic solo alle 22: fa caldissimo, ma li sopra c’è un piacevole venticello.
Rapida doccia e poi cena. …eh…una parola. Non per la doccia, che in camper non è poi così complicato fare nonostante lo spazio risicato, quanto per la cena! Io e Sandra (un’amica che abita a Barcellona e da cui mi sono fatto condurre) prendiamo il bus giusto, ma nel senso sbagliato, e invece di arrivare dove era il posto in cui andare a mangiare, arriviamo quasi all’aeroporto! Riusciamo a entrare nella “Taverna de Barcelona” (locale carino con musica dal vivo. Quella sera flamenco) non prima di mezzanotte.
Come inizio, niente male.
Mangiamo e beviamo bene, e poi, inevitabilmente, ogniuno a casa sua. Ma non col bus! Vado a piedi. circa 45 minuti. Anche meno. Ma una bella sfacchinata…tutta in salita. Vicino al camper, in una fontana, due persone si stanno facendo il bagno. Il venticello, in effetti non basta.
La notte si suda da morire.

Montjuic, vicino allo stadio, la mattina

2 – Barcellona – Madrid
Solo, col caldo.

Il viaggio inizia poco dopo la sveglia e senza grandi discussioni (ovvio, sono solo!).
Con i chilometri il paesaggio cambia, a volte impercettibilmente, ma assumendo sfumature sempre nuove e meravigliose. Le montagne, consumate, arrotondate e piene di detriti ai loro piedi, rappresentano uno spettacolo della natura, dalla zona di Montserrat fino all’arrivo a Madrid. Il panorama, per gran parte brullo, riflette perfettamente a temperatura altissima nella quale guido. In un susseguirsi di alopiani, tori, paesini, valli, castelli, mi scorrono a lato anche tantissimi alberghi, enormi e chiusi, e incontro anche un buon numero di capovaccai in cielo. Animali ormai estinti in Italia e che quindi suscitano la mia meraviglia, simili per molti versi ad avvoltoi, e che pertanto ben si sposano con gli albergoni vuoti, diroccati o chiusi, dando a quest’ultimi un senso che, francamente, non trovo altrove guardandomi attorno. Cioè…bellissimo viaggio eh! Ma fatico a pensare che molti lo vedrebbero attraente come me, e comunque io stesso non prenoterei mai nemmeno una notte in uno di quegli alberghi!
Immaginandomi le gesta si Don Quijote e Sancho Panza raggiungo la Mancha e infine Madrid.
Il Camper trova posto vicinissimo alla stazione Atocha. Doccia e poi cena con 2 dei miei compagni di viaggio del giorno seguente, trovati tramite Blablacar. Gente molto simpatica ma sulla quale no nposso soffermarmi per motivi di lunghezza (come del resto non posso mettermi a descrivere con dovizia di particolari che ho mangiato degli ottimi calamari fritti, un po’ di insalata russa, qualche acciuga fritta, due birre medie…eh…sarebbe troppo lungo dai).

3 – Madrid – Lisbona – Coimbra
L’arrivo al punto di partenza.

Mattina. Raccolgo i miei 4 compani di viaggio e si parte. Sono con me Filipa (impiegata di un’azienda farmaceutica, 24 anni), che si mette per metà viaggio a lavorare a testa bassa, Hernan (ex broker ora studente di psicologia, 43 anni), che si mette di fianco a me e parliamo del senso della vita, piu o meno, Alin e la sua compagna (rumeno lui, madrilena di padre franchista lei…un’accoppiata fenomenale. Davvero molto vivaci, simpatici e senza età), che chiacchierano tranquillamente con tutti senza alcun problema.
Il paesaggio non sembra avere la stessa personalità di quello attraversato il giorno prima. Tuttavia la strada va via molto in fretta tra mille chiacchiere, e ci ritroviamo in Portogallo senza nemmeno renderci conto d’aver oltrepassato un confine.

la troupe di Blablacar

Ah, il Camper perde gocce di olio.
A Lisbona io e Camper molliamo tutti e poi ci dirigiamo alla stazione di S. Apolonia, dove tre simpatici parcheggiatori abusivi mi trovano un posto d’oro a soli 4 euro e una sigaretta (da girare). Mollo il camper e vado sotto casa di Daniele ad attenderlo. Arriverà alle 19 passate, assieme a Luca.
Saliamo. Doccia. Breve sonnellino mentre i padroni di casa danno una sistemata e raccolgono le cose per partire, ed ecco arrivare anche Massimiliano.

Coimbra

Fine del sonnellino, ma mi incaponisco e ci provo fino all’ultimo minuto. Massi parla e la sua voce cavernosa vanifica ogni mio sforzo. Alla fine mi chiamano. Tempo finito. Bisogna ripartire. E si va a Coimbra, sulla strada per Braganca.

4 – Coimbra – Braganca – Mirandela
A Coimbra ci svegliamo, ma nemmeno facciamo troppo caso alla cittadina universitaria. Partiamo appena pronti e subito dopo aver fatto una ripresa del camper di passaggio su un ponte, detta “alla sereno variabile”. La strada però si rivela essere davvero tanta. Si accusano la fame e la sete, ma infine ci siamo.
Scendiamo dal Camper e cerchiamo di accedere alla zona riservata a chi è dotato di accredito. Quindi non a me! Dentro quella zona si mangia anche…ma non io. Malumore. Poi Daniele, forse mosso a compassione, esce a farmi compagnia e ci facciamo un giretto tra gli stand. Nel frattempo Massi e Luca riescono a intervistare qualcuno dell’unica squadra italiana che partecipa alla gara…ma io non sono li e quindi non poso dire altro.
Subito dopo, con poca convinzione, andiamo con i documenti miei e del Camper a vedere se riusciamo a

accreditati. tutti e 5!

far accreditare entrambi…e ci riusciamo! Ecco perchè il Camper è a tutti gli effetti uno dei protagonisti di questa avventura: ha un accredito, e grazie a questo tutti ci sentiamo dei veri privilegiati.
La notte è ormai prossima, quindi ci dirigiamo al centro di Braganca per visitare il castello. Molto bello.

castello di Braganca, un particolare

Infatti perdiamo Luca, che si stava fotografando sotto. In tre proseguiamo il giretto proponendo a Massi un’idea con la quale lui però non è d’accordo: farlo baciare ad ogni tappa da una “menina da volta” (le ragazze che premiano i vincitori si chiamano “meninas da Volta”) usando un pretesto abbastanza banale. Quelle lì bacerebbero i vincitori e poi Massi…e basta! …ma a lui non va bene. Sarà per via del pretesto. Mah…
Ritroviamo Luca e, dopo aver fatto fare cacca e pipi al Camper (c’è un’ottima zona camper sotto il castello di Braganca. …un po’ troppo vicina al fetido depuratore, ma funzionalissima), ci avvantaggiamo per il viaggio del mattino successivo spostandoci fino a Mirandela. Si cena, si brinda, si chiacchiera e bouna notte.

5 – Mirandela – Mondim de Basto
Finalmente eccomi ad oggi.
La strada che separa le due località non è moltissima, ma è decisamente lenta! Seguendo il navigatore

Parque Natural Alvao

passiamo per stradine comunali e paesini microscopici fino a quando mi si concretizza l’incubo della strada che diventa un sentiero…allora chiediamo e ci rimandano indietro. Non è una cosa piacevole mentre si viaggia questa, ma in compenso attraversiamo tutto il Parque Natural Alvao ed il panorama è meraviglioso! Facciamo un’altra ripresa alla “sereno variabile” e ci godiamo il paesaggio alternando la seconda alla terza.
Quando arriviamo a Mondim de Basto è ancora abbastanza presto. Un po’ di spesa per la cena, e poi via: col Camper accreditato scaliamo la montagna verso l’arrivo della tappa, a circa 11 km di distanza semiverticale dal paese. Non c’è molta gente come nelle edizioni precedenti perchè, come dicono Daniele e Luca, non è domenica. Ma ci sono comunque un bel po di tifosi, anche perchè questa è una tappa bella, faticosa e importante. Vincere questa tappa significa qualcosa. Qualcosa che personalmente non sono sicuro di aver capito, ma è così.
Arriviamo in cima. Sulle prime vogliono farci torare indietro perchè ci manca un dischetto rosso esposto sul vetro, ma poi si inteneriscono e ci fanno restare. L’ultimo tratto di salita fino all’arrivo è a piedi e così, intervistando dei tifosi molto pittoreschi, finiamo in un turbine di brindisi, cicchetti e “penalty” (me lo dovevo ricordare…me l’hanno fatto mille volte a Porto due anni fa. Eppure niente, al primo bicchiere, penalty pure per me!), una penitenza per chi prende il bicchiere con la destra che consiste nel finire tutto in un fiato. Ale! Massi ce lo giochiamo quasi, ma gli ultimi metri fino all’arrivo li facciamo di corsa: lui che corre come un aspirante infartato ed io da dietro che lo spingo come un bravo gregario.
Troviamo posto e poco dopo arrivano i primi corridori. Facce tiratissime che mostrano tutta la fatica della salita (ma non quanto è stato capace di farlo Massi in molti ma molti meno metri! Dilettanti!), saluti e abbracci tra corridori anche di squadre diverse, e un clima festoso che non si è placato nemmeno dopo che la classifica era ormai cosa fatta.
Andiamo alla premiazione. Chi ha vinto? Raoul Alarcon. E ha vinto una marea di cose! Entrava, gli

foto col megavincitore

mettevano la maglietta gialla, usciva, entrava, gli mettevano la maglietta verde, usciva, entrava, gli davano un assegno, usciva… Sembrava un film a basso costo in cui mancano le comparse. Poi hanno premiato anche altre tre persone eh, ma probabilmente solo perchè ormai avevano 4 bottiglioni di spumante…e mica potevano darli tutti a Raoul e farlo entrare e uscire altre 4 volte per fare 4 tradizionali 4 fontanelle di spumante! Eh! E allora benvenga il bambino biancolatte israeliano e gli altri due che francamente ora non ricordo. Beh l’esperto di ciclismo non sono mica io. L’avevo detto no?
Dall’alto della vetta che ospitava l’arrivo guardavo invece, ogni tanto, il Camper. Fiero immezzo ai pullman delle squadre e ai mezzi dell’organizzazione e ai camion/rosticceria e alle macchine di giornalisti vari. Che soddisfazione!
Facciamo una foto con il megavincitore (anche capo della classifica generale) perchè è d’obbligo e mentre Massi accetta l’idea di farsi solo una foto insieme con ciascuna menina da volta, iniziamo a scendere per tornare al Camper, e da li nella sala stampa da dove vi sto scrivendo. Anzi, da dove sto smettendo di farlo. Adesso. Voi intanto…
sostenete il nostro progetto per il film sulla Volta del Portogallo!

di Maurizio Archilei

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