Altri 2 giorni di corse ciclistiche e Camperistiche

6 – Mondim de Basto, Viana do Castelo, Braga.
un giorno difficile

Sesto giorno di viaggio per il Camper e per me. Ci svegliamo dove ci siamo addormentati (il che non è sempre scontato), ovvero a Mondim de Basto, e con non molta fretta partiamo per Viana do Castelo, arrivo della tappa di mercoledì 9. La strada è parecchio lunga e tortuosa, ma arriviamo abbastanza presto per andare su in cima al Santuario de Santa Luzia, dove sta il traguardo. Non abbastanza presto, però, per mangiare i manicaretti offerti dall’organizzazione. Ci accontentiamo così di un toast presunto e queso.

il villaggio privo di cibo con dietro Viana do Castelo

Il resto è noia, quindi spendo due righe per dire che il santuario è molto recente, appariscente da lontano ma da vicino non molto apprezzabile. Sulla cima del monte, invece, c’è un interessante sito archeologico che per l’occasione era ovviamente chiuso. Il fatto che sia interessante, quindi, è una pura supposizione dettata dalla fiducia che nutro per le cose molto antiche.
Poi, l’arrivo. In quel momento mi ritrovo dentro il percorso di gara, a pochi metri dopo il traguardo. È li che mi sorprendono i primi ciclisti, e non è una sensazione spiacevole. La fatica, maturata in chilometri di salita (anche oggi gli ultimi chilometri sono per gli scalatori), deforma i volti dei corridori. Nessuno escluso. Chi arriva con la schiuma alla bocca, chi ferma la bici e si accascia sul manubrio, chi viene preso al volo da qualche protettore che lo fa rallentare senza lasciarlo cadere. Tutti costretti a fare slalom tra i giornalisti che gli si buttano addosso come piranha sulla carne fresca…e i ciclisti, all’arrivo, proprio freschi non si può dire che lo siano. Forse calza di piu la metafora “iene – animali stanchi e indifesi abbandonati dal branco”.

feroci giornalisti su prede fin troppo facili

E poi grandi passaggi di bottiglie e bottigliette e borracce. Passaggi veri e propri! Nel senso di lanci! Si perché nel ciclismo non puoi passarti una boccia d’acqua di mano in mano. No! Anche se sei a 10 cm di distanza, la devi tirare. Sempre! È un allenamento. Ecco perché la foto del passaggio dell’acqua tra Coppi e Bartali deve aver fatto tanto scalpore: proprio loro…?…avrebbero dovuto tirarsela! Le uniche eccezioni si fanno quando le ruote sono ferme, ma non sempre. Nessuna eccezione, invece, quando il contenitore è vuoto. Li non si transige e il lancio, in genere di rovescio, è un must.
Si ma chi ha vinto? Eh…sarebbe da vedere chi non lo indovina. Sempre lui: Raul Alarcon. E quindi com’è andata la premiazione? Il solito: entra, metti una maglia, esci, entra, metti una maglia, esci… Il pubblico qui sembra piu attento di quello di Braganca, e qualcuno sembra accorgersi del fatto che quello a cui assistono ripetutamente non è un dejavu! Ne premiano anche altri eh! Ma la maglia gialla e quella verde restano saldamente su di lui. La caffettiera (altro ambitissimo premio) va ad un altro. Sarebbe troppo riempire casa di Alarcon di caffettiere…
Scendiamo dalla cima per andare sull’oceano. O almeno ci proviamo, perché i tir del grande circo che è la Volta non ci permettono di andar via dalla strada da cui siamo venuti. Decidiamo così di fare dietrofront e tentare quella che attraversa il bellissimo parco. Allunghiamo eh, ma in compenso la strada è orribile. Qui in Portogallo vanno tantissimo dei sampietrini piccoli piccoli e non si capisce come mai anche alcune strade fuori dai centri abitati, che sarebbero state benissimo sterrate, sono fatte di questi litici nemici delle sospensioni.
Viana la vediamo nelle ultime ore del giorno. È carina…colpisce molto il fatto che il centro storico stia arretrando sotto i colpi della “riqualificazione”.

il nostro salto nel passato

Soprattutto, troviamo una bettola meravigliosa, dove il tempo sembra essersi congelato a 60 anni fa (sul muro la licenza del ministero del lavoro datata 1955).

sgarrupamento in via di estinzione

Bello il castello, belle le chiese, bello lo sgarrupamento che presto, se continua così, lascerà il posto ad anonimi edifici nuovi di pacca. Bello soprattutto il vento, che ci fa provare finalmente il freddo.
Ma la nostra meta per questa sera è Braga, quindi ci facciamo coraggio e via! Si riparte. Circa 60 km.
Io arrivo distrutto, nel fisico e nell’animo. La giornata non mi è sembrata entusiasmante gia di suo, poi ci si è messa anche la necessità di trovare un punto dove far fare i bisogni al camper…cosa che si è rivelata difficilissima. Alla fine troviamo un campeggio, ma è chiuso da un’ora e ci dicono di tornare domani. Non si può usare il bagno! Prendiamo atto di questa triste condizione e ci mettiamo appena 1 oretta a trovare un buon posto dove fermarci. Poi mi prendo la mia vendetta contro la fatica: mi faccio una doccia calda (santo scaldabagno) mentre gli altri preparano il camper per la frugale cena. Si discute del piu e del meno…e poi tutti a dormire.

7 – Braga, Barcelos, Fafe
la prima partenza, il primo mercato e l’attesa della prima festa.

La mattina ci svegliamo tutti tardi. I miei compagni di viaggio escono prima di me, mentre cerco di riposare un po’ di piu ma senza alcun successo. “successo”…questa parola mi riporta proprio alla situazione del bagno del camper. Massi, prima di uscire, lo usa e riempie al 100% la cassetta. Dopo la loro partenza provo io…non sto a raccontare cosa è accaduto ne come io sia uscito da quella disgraziata situazione. Ogni viaggio che il Camper offre a miei amici, però, è destino che questa cosa accada almeno una volta.
Risolvo con metodi empirici il problema e raggiungo gli altri al centro di Braga per assistere alla partenza. Arrivo incredibilmente in tempo. …i ciclisti…li facevo piu agguerriti, piu ruvidi…invece ti chiedono permesso, aspettano che tu li faccia passare anche se lo speaker dice che siamo a pochi secondi dal via.
Mentre sono li che ostruisco loro il passaggio (non da solo eh! Ero in ottima compagnia) mi si fermano di fianco due della squadra italiana. Silenziosissimi. Le uniche parole che gli sento proferire servono a fare il verso proprio allo speaker. Rinuncio a distrarli e dopo pochi secondi, olè, il gruppone parte davvero.
E partiamo anche noi, in giro per Braga assieme a tale Evandro Lopes che, secondo una definizione che mi piace molto e perciò la rubo volentieri da un mio amico scrittore, incarna l’anima della città, quella che ti accoglie e ti lascia accedere ai segreti del luogo, quella che percepisce la tua curiosità e si fa avanti per soddisfarla. È piu o meno con questa passività da parte nostra che Evandro arriva a noi. Ma il tempo è davvero poco, così facciamo un’intervista rapida e via da Braga.
Rotta verso Barcelos, tappa completamente insensata se si guarda la cartina, ma indispensabile per il nostro racconto del Portogallo perché oggi, giovedì, c’è il mercato. Un mercato che va avanti fin dal medioevo e che è molto famoso. …certo, per chi ha visto PortaPortese è abbastanza

immagine dimenticata: signora con busta della spesa formato condominio comodamente sulla zucca

piccino, ma se si ha l’occasione di andarci è bene farci un salto. I prezzi, poi, sono davvero invitanti, e si vedono scene che dalle nostre parti sono decisamente dimenticate.
Mangiamo li…finiamo alle 17 e vediamo l’arrivo dei corridori in tv. E chi vince? No. Sbagliato. Non vince il solito Alarcon (che comunque rimane maglia gialla), ma Rui Sousa, che lo insegue in classifica generale a 2:50. La prima premiazione un po’ varia ce la siamo persa, e non sapremo mai a chi è andata la caffettiera.
Partiamo comunque per Fafe, arrivo di tappa, per andare in sala stampa. Ripercorriamo la strada a ritroso e dopo quasi 2 ore eccoci arrivati. Stanchi ma felici perché oggi la giornata è stata faticosa, ma la coroneremo presto con la “festa do  emigrante”, che promette un bel concertone e che volenti o nolenti ci sorbiremo, dato che il camper è praticamente dietro al palco.
È  tardi…ora chiudo e ci sentiamo alla prossima. Noi andiamo a riposarci alla festa. Voi intanto non dimenticate di sostenere il nostro progetto per il film sulla Volta del Portogallo!

di Maurizio Archilei

 

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